Poesie

Paradisi, fiori e fratte

Ero nella mia stanza a fantasicare merviglie,
solo, con una fiaschetta in mano di vino,
ma che dico! – non bevo più
il sole sorge – la luna tramonta, la penombra! La penombra!

Nella frescura della notte
faccio a botte con la mia vicina.
In un’istante la faccenda è conclusa: Harriette! Harriette!
Canta il gallo sul far dell’alba e l’officina si avvicina.
Ahimè! Che strazio!

Balla una fanciulla tutta nuda
con la faccia imperlata di sudore venereo
Oh, che brivido! Quanto ardore! La bambina è stanca di sognare ad occhi aperti.
Cupido è lì vicino alla fontanella.
Cip, cip cip, fa il passerotto. E presto sarà buio.

Come un cieco nel passato io rivango l’avvenire
e si stende un manto d’oro merlettato di spuma ai miei occhi
fatuo è il mondo, non può nuocere il metallo mistico e satanico al poeta imprudente
Ché la dolce bruma e gli occhi viziosi di una puttana bastano e avanzano all’estasi divina del bordello.

Nella luce crepuscolare tinta d’oro solforino
me ne vo a zonzo come un moscerino.
Ho un’arancia nella pancia
e un abisso nel cranio
E’ l’oblio d’Itaca, la patria antica.

Oh immensità, miti, battaglie di cavalieri provenzali, roghi di streghe, sacrileghi delirii
compiacete il mio affanno e spegnete la mia sete di conoscenza e di Ragione.
Sono solo al mondo per conquistare un dragone di voluttà.
Ma che dico! Non sono un mercenario.

Addio mia cara, io ti lascio sola a disperare,
alla toilette e ai tuoi trucchi
Addio mascherine rosso sangue
E’ tempo di sognare, e di albeggiare.
L’aurora viene, mezzogiorno si appressa, la civetta splende di canto!
E così sia.

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Spirito vichingo

Da buon normanno ho la volontà di marmo
e m’impongo di scrivere poesie di rose.
Incito gli angeli a parlarmi, piego il destino sotto la mia mano.
Strozzo l’incubo e il sangue che nei tuoi occhi brilla.
Cucino il mio pasto fatto d’aria e di cicale.

Sono audace quanto basta a trasformare un’ora in mille anni
e a trapassare il tempo con uno spillone.
Nessuno può contenermi quando sono in azione
né uno sberleffo né il gioiello di una mademoiselle.

Oggi non ho voglia di scrivere e questo è quanto.

Ridete signorina! Ridete pure. Ma io sono Pulcinella e vi bastonerò.

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Parole, parole parole

Vorrei essere insieme a te
e consolarti di tutti gli affanni che ti tormentano ma chére
e donarti una rosa e mille margheritine e mimose gialle per farti sorridere
come a primavera s’apre il giorno al sole e alla rossa aurora.

Vorrei essere il tuo diamante
e la cosa più preziosa di questo mondo,
una carezza, un bacio, un abbraccio.
Perché piangi? Tieni, un fazzoletto. Asciugati le lacrime.
I tuoi occhi sono troppo belli per rovinarli con un lamento.

Vorrei essere il tuo mago perverso,
e meno introverso. Ma dimmi chi ha da dare? Io o tu?
O forse siamo entrambi troppo affini?
Zitta non parlare ma chére. Bello è tacere quando non si hanno più parole.
Ascolta il canto della natura. Non trema l’abisso?

Scusami, troppe domande. Lo so che vuoi essere consolata, coccolata, viziata.
Come devo fare con te! Cosa posso fare?

Inanello parola a parola, bacio su bacio, tenerezza a tenerezza, goccia su goccia
affinché tu possa esser lieta d’avere ancora un disperato amante che ti vuol bene anche nel male.

Ma che son tutte le parole di questo mondo rispetto alla tua bellezza? Non la descriveranno mai.
Eppure ti vedo triste e affranta. Quanto sei maestra di trama e inganno!

Inchiostro nero di seppia è ogni parola d’amore sospirata.
Un suono, un’immagine vaga.

All’amore, a Venere, io sacrifico questa mia angoscia.
Possa il tempo cancellare ogni dolore.
Frattanto sappi angioletto che io ti voglio bene.

Sto forse bestemmiando?

Ah, basta! Che strazio!

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Pirouette

Con la mente vaga, posata altrove, su una lastra di basalto,
fuggo via con la scia di un desiderio amoroso.
Si aprono i cancelli dell’oblio
e l’oro delle fate scintilla di grande meraviglia.

Qui è l’inferno rosso sangue
qui è la terra di Troia.
Il prete benedice la messa mattutina in sottana.
La cortigiana è tutta in ghingeri per il suo nuovo amante.

E’ primavera,
cadono fiocchi di neve blu.
L’oceano cenerino sorride – questo mondo arlecchino di tragedie e tresche d’amore,
intrighi politici e altarini incensati.

Sbuffo un fatuo suono.
Pan mi rimanda l’Eco di Siringa.
Ora beata e spensierata. Specchio di fanciulla e toilette.
Un diadema d’oro risplende. I gioielli rossetto.

Baciami fragranza, alito di pantera screziata di giallo tigre.
Baciami ragazza nuda, Venere pagana.
L’onda stigia mi trascina via.

Con la mente vaga, posata altrove, su una lastra di basalto,
fuggo via con la scia di un desiderio amoroso.
Si aprono i cancelli dell’oblio
e l’oro delle fate scintilla di grande meraviglia.

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Cent francs

La chiamavano Cenerentola,
era una donna alta e bella.
Lungo tutto il girovita lei portava il suo tailleur.
Un giovane la guardò e se ne innamorò.

Al Théâtre de la Mode
la cortigiana sospirò – in un buffet.
Raglia l’asino, il cane abbaia,
se la ride la mugnaia.

Il vegliardo sganasciato dorme lieto sotto il sole.
Il bebè piange e strilla.
Un velluto blu scintilla.
La balia arriva sorridendo.

A blu, L verde, Y color notte.
I lampioni delle strade sono accesi.
Delle fate il dolce canto.
Trompe-l’oeil et voilà.

Tutto d’or è l’universo,
tutto incenso e marmo duro.

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Rossetto

Di pallido osceno nulla
l’anima mia si bea.

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Traduzione di una poesia di Emily Dickinson

In many and reportless places
We feel a Joy –
Reportless, also, but sincere as Nature
Or Deity –

It comes, without a consternation –
Dissolves – the same –
But leaves a sumptuous Destitution –
Without a Name –

Profane it by a search – we cannot
It has no home –
Nor we who having once inhaled it –
Thereafter roam.

(Emily Dickinson)

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In molti e indescrivibili luoghi
Noi proviamo una gioia –
Indescrivibile, anche, ma sincera come la Natura
O la Divinità –

Essa viene, senza costernazione –
Si dissolve – la stessa –
Ma lascia una sontuosa Povertà –
Senza Nome –

Profanarla con la ricerca – noi non possiamo
Essa non ha una casa –
Neppure noi una volta che l’abbiamo inalata –
Da allora in poi vagare.